
Foto di Noah Buscher da Unsplash
Il conflitto si manifesta non solo relativamente a situazioni gravi come quelle in Ucraina o nell’area mediorientale ma, spesso, riguarda episodi della nostra vita quotidiana. Occorre quindi sapere affrontare queste situazioni in modo consapevole cercando di evitare di distruggere valore. Un recente articolo sulla rubrica The Ethicist sul New York Times ci offre lo spunto per analizzare la risposta proposta da Kwame Anthony Appiah, il curatore della rubrica.
Un esempio di conflitto
La situazione presentata a Kwame Anthony Appiah si riferisce ad una persona che stringe amicizia con una donna molto religiosa. Entrambe le persone hanno dei figli della stessa età che si frequentano con piacere e traendone mutui benefici. L’amica però invita spesso l’altra famiglia ad eventi di natura religiosa, mentre la persona che si chiede come affrontare questa situazione, non essendo molto religiosa, ritiene inappropriato cercare di convincere altre persone ad aderire alle proprie credenze. Sebbene ella riconosca che gli inviti che riceve siano mossi da buone intenzioni, si sente disturbata da essi. Nonostante abbia già detto in modo casuale alla donna che la sua famiglia non è praticante, continua comunque a ricevere questi inviti che la mettono disagio.
La risposta suggerita
La risposta del curatore della rubrica ritiene che, data l’insistenza di questi inviti, ci siano le basi per poter agire in modo diretto nell’affrontare questo conflitto. Rendendo noto per esempio di rispettare l’importanza che la fede rappresenta per questa persona e di apprezzare il fatto che gli inviti siano estesi con buone intenzioni, facendo allo stesso tempo notare però che non si è interessati alle attività religiose.
Suggerisce poi di rassicurare la persona che questo non si significa che la loro amicizia o quella tra i loro figli non abbia più alcun valore ma che rimane la voglia e l’entusiasmo di trascorrere del tempo insieme. Suggerisce infine che se, con genuina apertura di visioni e curiosità, la conversazione dovesse diventare un confronto sulle credenze di ciascuno, questo potrebbe essere in realtà un modo per rafforzare l’amicizia rendendo tutti loro in grado di accettare in modo aperto e franco le proprie differenze.
Determinati sui problemi e flessibili rispetto agli aspetti personali
Va notato che una caratteristica essenziale della risposta proposta da Kwame Anthony Appiah per affrontare questo conflitto è quella di agire in modo diretto sulla causa del conflitto, senza per questo essere sgarbati nei confronti delle persone coinvolte. Questo non deve però stupirci, in quanto si tratta proprio dell’essere determinati sui problemi e flessibili rispetto agli aspetti personali, che ci riporta ad un suggerimento offerto da Fisher e Ury nel loro libro Getting to Yes : “Hard on the problem and soft on the people”.
Rispetto
Un altro aspetto importante alla base della risposta suggerita dal curatore della rubrica è il rispetto, di cui ho già parlato in un altro post. In questo caso l’approccio con la persona si basa sul riconoscere ed accettare le credenze dell’altro rispettandolo ma anche rispettando le proprie convinzioni personali. Infatti, aver rispetto per la controparte non significa perdere il rispetto dei propri valori. Il rispetto inoltre, in questa situazione conflittuale, viene anche rivolto verso l’amicizia stessa, ossia la relazione tra le parti che viene qui valorizzata e protetta dal conflitto. L’amicizia tra le due famiglie, come la pianta dell’illustrazione di questo post, deve essere difesa per poter crescere e prosperare.
Altre risposte possibili
La risposta suggerita può essere considerata una risposta confrontante o integrativa secondo il modello di gestione del conflitto proposto da Rahim e Bonoma che con alcuni colleghi stiamo studiando da alcuni anni. Infatti con l’approccio suggerito ci si confronta con la controparte affrontando il conflitto e integrando i propri interessi con quelli della controparte.
Proviamo ora a pensare quali potrebbero essere altri approcci possibili alla situazione di conflitto qui presentata, secondo il modello perfezionato in seguito (Rahim , 1983):
- evitante: cercare di limitare i contatti con la persona religiosa in modo da ridurre le occasioni di disagio;
- accomodante: accettare tutti gli inviti e partecipare agli eventi religiosi anche se questo va contro le convinzioni della persona che si è rivolta al curatore della rubrica;
- competitivo: diffidare la persona dal formulare altri inviti, magari minacciando di interrompere l’amicizia;
- compromesso: accettare solamente qualche invito per non dire sempre no, sperando che in questo modo le insistenze si riducano in frequenza.
Molti dei conflitti che ci troviamo ad affrontare possono essere analizzati e classificati utilizzando il modello di Rahim. Situazioni conflittuali diverse potrebbero condurci ad utilizzare approcci diversi, anche senza che ce ne rendiamo veramente conto. Lo strumento che stiamo finendo di mettere a punto ci permetterà di analizzare quali sono gli stili che tendiamo ad utilizzare nelle diverse situazioni, e di raggiungere quindi una maggiore consapevolezza delle nostre reazioni.
Questo post è stato scritto da una persona umana e riletto da un’altra persona umana: non abbiamo fatto uso dell’intelligenza artificiale.
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Ugo Merlone
Professore Ordinario
Dipartimento di Psicologia, Università di Torino
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